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Le lunghe dormite del ghiro

Il bosco è da sempre un luogo magico, incantato e alquanto misterioso. Gli alberi che lasciano filtrare solo pochi raggi di sole donando scorci da quadro, il sommesso canto degli uccelli, un picchio che tamburella il legno in lontananza, la sinfonia del vento tra le fronde degli alberi.
Quando camminiamo in un sentiero immerso nel bosco capita spesso di fermarsi e ascoltare la melodia della natura. Quello che percepiamo è la pace e il silenzio che regna in un posto così incantato, una calma che ristora l’anima.
In verità possiamo solo lontanamente immaginare da quanti animali siamo circondati! Probabilmente la maggior parte di loro hanno captato la nostra presenza da molto lontano, mentre noi, in ascolto, sentiamo solo una leggera brezza e lontani cinguetti .
Così, ogni volte che scorgiamo un piccolo scoiattolo sopra un albero, un capriolo o un camoscio siamo emozionatissimi e torniamo a casa più che soddisfatti, col sentore di essere stati baciati dalla fortuna. C’è da dire però che molti animali che abitano il bosco hanno per di più abitudini crepuscolari e notturne.
Ed oggi vi voglio parlare proprio di uno di questi: il ghiro.

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Questo piccolo roditore da lontano può venire erroneamente scambiato per uno scoiattolo. Tuttavia, ad uno sguardo più attento, lo si riconosce subito: manto grigio sul dorso, bianco sul ventre; una lunga e folta coda più scura del resto del corpo ed usata come bilanciere; due anelli neri intorno agli occhi, lunghe vibrisse sul piccolo musetto e orecchie piccole e tondeggianti.
Il ghiro è l’animale protagonista del detto “dormire come un ghiro”. Naturalmente potete facilmente dedurre da dove provenga il modo di dire. Nasce infatti dal lungo letargo che questo roditore si concede durante i mesi invernali. Quanto dura? Beh, dai 7 ai 9 mesi, ed è un sonno ininterrotto! Eh si, perché accumula grasso durante i mesi estivi e primaverili senza doversi quindi cibare durante il lungo sonno, che può essere considerato più un’ibernazione. Durante questi mesi il ghiro perde addirittura il 98% del calore del corpo e preme il pulsante del rallenty per il proprio metabolismo.
Per tale motivo durante l’inverno sceglie tane sotto le radici degli alberi, o in ceppaie o ancora in piccole fessure rocciose, che ricopre di fogliame per garantirsi un migliore isolamento termico, mentre nei mesi estivi e quindi in piena attività, passa le giornate in cavità dei tronchi, talvolta rubando i nidi ai picchi, che ci hanno messo tanto impegno a costruire.

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Tra i roditori è uno dei più longevi e la sua aspettativa di vita può arrivare anche a 9-10 anni. Anche per questo, se un anno c’è scarsità di cibo, il ghiro non si riproduce. Se il cibo è abbondante, invece, le femmine partoriscono verso la fine dell’estate, tra agosto e settembre. Talvolta si formano piccoli gruppi di 2-3 femmine imparentate tra loro che si aiutano a vicenda nella veglia ai nuovi nati.
In Europa e in tutto l’arco alpino sono molto presenti, abitando boschi fino ad altitudini di 1500, talvolta 2000 metri. La prossima volta che vi trovate in un bosco, quindi, fate molta attenzione, non si sa mai che ne vediate uno a godersi un sonnellino, rintanato al sicuro nella sua piccola tana!

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La genetta che sfrutta bufali e rinoceronti per un passaggio: le ipotesi più probabili

A prima vista sembra un incrocio tra un gatto domestico e un lemure, con una coda essenziale per l’equilibrio e lunga almeno quando il corpo.
Sto parlando della genetta, un animale carnivoro della famiglia dei Viverridi.

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Recentemente è stato immortalato da alcune fototrappole del Hluhluwe–iMfolozi Park, una riserva naturale in Sudafrica.
Le fototrappole sono un sistema non invasivo per lo studio del comportamento di alcuni animali difficili da osservare, dalle abitudini spesso notturne o il cui habitat si trova in zone poco raggiungibili dall’uomo.
La fototrappola della riserva sudafricana ha fotografato una genetta mentre approfittava di un passaggio in groppa ad alcuni bufali e rinoceronti in diverse notti. La scoperta ha sorpreso gli studiosi, che non avevano mai osservato comportamenti di questo tipo, dove un mammifero sale sul dorso di un altro di maggiori dimensioni.

La genetta, infatti, è un animale solitario. È imparentato con lo zibetto africano (o civetta africana) e con la manguste e i fossa. È un animale prettamente crepuscolare/notturno, anche se, talvolta, i giovani possono essere attivi durante il giorno.
Questo animale è diffuso in gran parte dell’Africa, mentre la genetta comune (sottogenere genetta genetta) si può trovare anche nella zona mediterranea europea (dalla penisola iberica alla Francia). La genetta comune è diventata anche un animale da compagnia e in cattività può arrivare a vivere fino a 18-20 anni.

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Ma torniamo a parlare della genetta selvaggia…Questa predilige gli ambienti con clima mite e poco piovoso. Si è osservato inoltre che le femmine preferiscono le zone boscose e cespugliose, mentre i maschi quelle vicino agli alberi. Sono infatti animali estremamente agili e saltano facilmente da ramo in ramo.

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Femmine e maschi si incontrano nel momento della riproduzione, che avviene ben due volte l’anno, dopodiché si dividono di nuovo per riprendere le loro vite solitarie. Solo la femmina accudisce i nuovi nati. Il picco delle nascite si registra in aprile-maggio e da agosto ad ottobre. Quando i piccoli nascono sono ciechi e sordi per i primi dieci giorni. Sviluppano la coordinazione solitamente entro le due settimane di vita.
Le genette sono prettamente carnivore, ma non disdegnano di piante. Tuttavia preferiscono i piccoli roditori, gli uccelli e le loro uova, ma anche millepiedi, scorpioni e talvolta anche frutta e olive!

Ad oggi si sono studiati cinque tipi di comunicazioni che le genette usano: tra di esse delle vocalizzazioni simili a singhiozzi usate dai maschi per chiamare le femmine, nel periodo di riproduzione, o usate dalle stesse femmine per comunicare coi loro piccoli.
C’è comunque ancora molto da imparare su questi animali e ne sono prove le fotografie scattate dalle fototrappole.

Gli studiosi stanno cercando di dare possibili spiegazioni all’inusuale comportamento recentemente scoperto. Una delle ipotesi per ora più probabili è quella della difesa: le genette sono animali piccoli e sono predati da leoni, leopardi e altri animali di taglia più grossa. Per sfuggire da questi, saltano sui rami degli alberi, tra le fronde più alte. Lo studioso Adam W. Ferguson ha ipotizzato che salire sul dorso di un rinoceronte o di un bufalo possa essere una strategia alternativa per proteggersi da attacchi dei numerosi predatori.
Un’ulteriore teoria è che questi piccoli animali sfruttino l’altezza dei loro vicini più grossi per cacciare i roditori nel folto della vegetazione e di cui vanno ghiotti, sfruttando così una prospettiva migliore.
Restano per ora solo ipotesi da verificare. Dopo l’inaspettata scoperta verranno condotti studi più approfonditi, per vedere se il comportamento immortalato è tipico di una sola specie o delle numerose altre.

Aspettiamo quidni news dagli esperti godendoci per il momento le foto di questi animali che prendono un passaggio da bufali e rinoceronti!

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