comportamento animale

La comunicazione dei gibboni della Thailandia

Quando si studiano i primati, ci si aspetta sempre grandi cose da loro. E così è stato per gli studiosi della Durham University, che hanno scoperto e registrato un vero e proprio vocabolario di suoni e vocalizzi utilizzato dai gibboni della Thailandia, anche detti gibboni dalle mani bianche.

Gibbone

I gibboni dalle mani bianche sono caratteristici per i loro lunghi arti anteriori e l’articolazione dei polsi, che permette loro di avere una grande libertà di movimento. Animali dalle abitudini diurne, non scendono spesso dagli alberi, ma anzi si spostano di ramo in ramo con estrema agilità e velocità, una velocità che può arrivare anche a 56 chilometri orari.
Sono prettamente monogami e la coppia è molto territoriale tanto che, ogni mattina, i due individui si spingono fino ai confini del loro territorio chiamandosi l’un l’altro, dando vita ad un duetto udibile anche a grandi distanze.

Hylobates lar-2 Gibbone thailandia

Sono le loro vocalizzazioni, molto varie ma comunque simili a dei singhiozzanti hoo, che li hanno resi così conosciuti e sono queste il fulcro principale dello studio pubblicato dalla BMC.
Grazie agli odierni e sofisticati mezzi tecnologici di acquisizione dei suoni, infatti, gli scienziati sono riusciti a registrare i suoni emessi dai gibboni, anche quelli più sommessi, fino a catalogare ben 450 differenti tonalità.
Questi hoo sono diversificati a seconda delle situazioni e usati da questi primati per comunicare, in un modo fascinosamente elaborato. Si è scoperto, infatti, che i vocalizzi sono differenti a seconda del tipo di predatore, così come lo è la loro frequenza. Ad esempio, i rapaci hanno la capacità di sentire i suoni con frequenze comprese tra 1 e 4 kHz; per tale motivo, i gibboni, quando comunicano tra loro per segnalare la presenza di uno di questi predatori, usano vocalizzi a frequenze minori di 1 kHz. Una scoperta davvero affascinante.
La comunicazione tra i gibboni è quindi molto complessa e per decifrarla serve conoscere un vero e proprio vocabolario, che, se studiato più approfonditamente, può porre le basi per studi futuri sulla nascita e l’evoluzione della comunicazione umana.

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